Testimonianza di un cane greco
MONDO
Testimonianza di un cane greco
Neppure io so come ci ero arrivato. Dovevo essere così piccolo che ora non me lo ricordo. Ma conoscendo gli umani sono quasi sicuro che sono stato abbandonato. Sta di fatto che vivevo nei giardini dell’Acropoli. Non è male come posto per cani. Un riparo per la notte si trova sempre. C’era pure qualche anima buona che ci portava da mangiare. E quelli della protezione animali che ogni tanto venivano a darci un’occhiata. Anche se ha i suoi lati negativi. Di notte è un po’ spettrale. E possono capitarti degli incidenti: una volta, mentre dormivo, un tizio mi ha bastonato. Così, senza ragione. A parte questo, è piuttosto noioso per i miei gusti. E’ vero, ci passano un fottio di turisti, ma sembrano tutti uguali e fanno sempre le stesse cose: guardano a bocca aperta e col naso in aria, fotografano, si perdono e si cercano…E mangiano certe schifezze che non ti dico, poi gettano per terra cartacce e lattine. I cani li ignorano, di solito. Insomma, ammettiamolo, una noia mortale finché non sono cominciate le manifestazioni.
Per la verità, all’inizio neppure ho capito di che si trattava. Un giorno vedo arrivare tutta ‘sta gente con bandiere e striscioni (allora manco sapevo che erano bandiere e striscioni), una folla che si agitava e gridava. Lì per lì mi ha fatto paura, mi sono sentito in pericolo. Ma non sono scappato: io per temperamento sono molto curioso. Poi in quel parapiglia, uno dopo l’altro, alcuni ragazzi, anche due ragazze, si sono staccati dal corteo e mi hanno accarezzato. Pensa, uno di loro, prima di piegarsi a lisciarmi, si è tolto il casco e il fazzoletto e li ha posati per terra con la bandiera. Forse ha pensato che bardato in quel modo poteva spaventarmi. Mi è sembrato un gesto delicato e mi sono rilassato. A noi cani, checché ne pensiate voi, le delicatezze fanno molto piacere. E sappiamo guardare oltre le apparenze. Non è che se uno fa il feroce è davvero aggressivo. Certe volte è costretto a ringhiare per difesa preventiva: lo sappiamo per esperienza.
Insomma, in un giornata piuttosto fredda di un paio d’anni fa arriva tutta questa folla che mi sembrava uscita da un canile. Sai, come se avessero rotto la gabbia e fossero scappati. E perciò erano incattiviti sì, ma contenti di correre liberi e di abbaiare tutti insieme. Allora io, dopo che quei ragazzi mi hanno accarezzato, mi son detto: finalmente una marea di umani che non sono turisti, la cosa sembra interessante, comunque è un diversivo in questa noia mortale dell’Acropoli. E li ho seguiti. Non sono stupido, ho intuito che qualche rischio c’era a stare con quelli. L’ho capito ancor meglio quando ho visto arrivare, tutti inquadrati, certi esseri strani bardati peggio di loro: quelli sì che facevano paura. Avanzavano armati di tutto punto. Protetti con degli arnesi che poi ho saputo che si chiamano scudi. Mi ha dato subito fastidio non potermi avvicinare ad annusarli: per capire se ci si poteva fidare o no. Non è leale, loro con gli scudi e noi senza.
Poi hanno cercato di venirci addosso. I miei –adesso in cuor mio li chiamo così- si sono difesi con bastoni, lanci di pietre e altro. E quelli hanno cominciato a sparare delle cose puzzolenti (allora non sapevo che si chiamano lacrimogeni). Facevano fumo e toglievano il respiro. Il che mi ha irritato molto, in tutti i sensi. Ho pensato che era intollerabile che ci attaccassero in quella maniera. Poi mi è scattato l’istinto di protezione del branco, come lo chiamate voi per sminuire i cani: io lo chiamerei piuttosto senso di difesa dei più deboli. Allora ho deciso: io sto dalla parte di questi, così non solo mi faccio coccolare e mi diverto, ma li proteggo pure. Perché i miei non è che non facciano cazzate: litigano fra loro, spesso sono imprudenti, delle volte si staccano dalla folla a lanciare pietre e roba varia in due o tre, col rischio di farsi beccare. A volte penso: avessero almeno l’istinto del branco!
Alcuni di voi dicono che devo essere un cane aggressivo o malato di testa per aver scelto i più “violenti”. Che cazzata! Io ho deciso di stare con quelli più attivi. Con loro posso correre da una parte all’altra della città, vedere e fare delle cose interessanti e soprattutto rendermi utile. Ascolta, non lo dico per fare il gradasso: in questi due anni ho acquisito un’esperienza tale che sono diventato più abile dei miei. Per esempio, ho una tattica –si dice così, no?- più duttile. Se c’è da proteggere chi sta lanciando qualcosa contro la polizia, non mi tiro indietro, corro con lui di qua e di là. Se no, mi metto davanti agli sbirri e ringhio o faccio il pazzo per distrarli. Ma nei momenti in cui so che conviene la nonviolenza, faccio il gandhiano. Mi siedo o mi sdraio davanti alla fila dei poliziotti in tenuta antisommossa e assumo l’aria del cucciolone mite e indifeso. E’ una mossa che di solito funziona: anche fra gli sbirri c’è chi ama i cani o almeno pensa di amarli. Perciò si disorientano e per qualche minuto perdono il controllo della situazione. Ammesso che ce l’abbiano.
Sì, so quel che è successo. Prima il ragazzo ucciso dalla polizia, poi quei tre poveretti, tre lavoratori, mi hanno detto, morti asfissiati nell’incendio della banca. Non ero proprio là in quel momento, quindi non so dirti come sono andate le cose. Qualcuno va dicendo che la colpa è anche mia, perché do manforte ai violenti. Figurati, io non vorrei vedere morto nessuno. Neppure quel tizio che mi ha bastonato senza motivo. Te lo dico da cane: anche noi possiamo diventare aggressivi, mordere, sbranare perfino, ma per fame o per difenderci. Oppure perché gli umani ci hanno fatto il lavaggio del cervello. La violenza insensata non la capisco. Perciò non capisco chi ha lanciato quelle molotov nella banca sapendo che dentro c’erano delle persone. Mi rifiuto di credere che siano stati i miei amici, quelli che frequento. Ci sono rimasto molto male, continuo a pensarci e a ripensarci. La morte ha un odore nauseante, più di quello dei lacrimogeni.
Vanno dicendo anche che sono un nichilista, un vitalista, addirittura un soreliano (ormai conosco il significato di molte parole, anche difficili). Dicono che faccio tutto questo solo per gusto dell’azione, per mettermi in mostra ed esibirmi. Tant’è vero che adesso è diventata una star, scrivono, ha un sito a suo nome, ha perfino un gruppo facebook con più di settemila fan! Lo dicono per invidia e per disprezzo anticanino. Non ho mai nascosto che c’è un po’ di opportunismo nel mio comportamento. Se è opportunismo stare dalla parte di chi ti tratta meglio, ti coccola, ti dà da mangiare, ti fa dormire al coperto (il meglio è nelle facoltà occupate). Ma non sono una bestia che ignora le ragioni per cui trotta di qua e di là, passa fra il fuoco e il fumo dei lacrimogeni e, se permetti, mette a rischio anche la sua incolumità.
Io so bene quali sono le ragioni. Sono anche le mie. Prima di tutto, per esperienza e carattere, io detesto l’arroganza e la prepotenza dei più forti. Secondo, ho il senso della prospettiva: se questa crisi la fanno pagare ai più deboli, prima o poi la pagherò pure io. Avrò meno cibo e meno protezione. Terzo, in fondo io e i miei, la maggioranza almeno, abbiamo lo stesso scopo: una vita affrancata dal bisogno e dal potere, la libertà di fare quel che l’estro suggerisce a ognuno. Certo, sempre rispettando e aiutando gli altri. Per esempio, come ti ho detto, io ho l’estro di gironzolare e curiosare di qua e di là. E mi piace la vita avventurosa, devo confessarlo. Ma non ho la vocazione del clochard. Se mi garantiscono per sempre, come adesso, un bel posto riparato e riscaldato, cibo buono e abbondante, posso andarmene a zonzo per la città felice e senza preoccupazioni materiali. Senza neppure temere che qualcuno mi faccia del male: gli umani diventano aggressivi quando si sentono troppo potenti o troppo impotenti. Ecco, per dirla in sintesi: lottiamo contro il potere e l’impotenza.
Annamaria Rivera
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