L'impegno di Rifondazione comunista imperiese per l'acqua pubblica
A partire dal 24 di aprile, per tre mesi, anche il nostro Partito sarà impegnato, insieme ad un vasto fronte di associazioni, movimenti e soggetti politici, in una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre quesiti referendari per fermare la privatizzazione del servizio idrico ed aprire la strada della ripubblicizzazione. Tre quesiti centrati sull'idea che le risorse idriche debbano essere solo pubbliche. E non portare profitti.
Da questo percorso, nonostante gli appelli unitari e gli incontri avvenuti con la coalizione che promuove i tre referendum, si è staccata, come noto, l’IdV, che intende promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua, ponendo così la propria iniziativa in aperta competizione con quella comunemente condivisa. Scelta che riteniamo politicamente grave e sbagliata.
La coalizione che promuove il referendum ha nei mesi scorsi discusso come articolare la campagna ed ha infine assunto la decisione di sostenere la proposta del Forum italiano dei movimenti per l’acqua di costituire un Comitato Promotore con la presenza delle sole realtà associative e di un Comitato di Sostegno composto dai partiti, con la piena garanzia di un metodo di lavoro comune, di decisionalità collettiva e paritarietà dei ruoli fra tutti i soggetti.
La raccolta firme verrà lanciata, come detto, il 24 aprile. Il P.R.C. ha aderito a livello nazionale come Federazione della Sinistra ed è presente nel comitato di Sostegno. A livello locale, quidi, ci raccorderemo con le altre forze aderenti nella fase di raccolta firme. Insieme, si farà riferimento ai centri regionali e alla sede nazionale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
Il comitato promotore dei tre referendum per l'acqua pubblica ha iniziato a preparare la macchina organizzativa per la campagna. Il primo appuntamento è ormai fissato: sabato 24 aprile i banchetti saranno aperti in tutta Italia, con i quesiti elaborati da uno schieramento larghissimo, animato da centinaia di organizzazioni della società civile e dai movimenti. Si tratta di uno spirito nuovo, un laboratorio di democrazia, che da fine aprile svilupperà una grande campagna nazionale, in nome dell'acqua pubblica e della salvaguardia dei beni comuni, con alle spalle le tante esperienze e vertenze locali di opposizione alla privatizzazione dell'acqua, che per anni in Italia è stata mascherata dietro al compromesso della partnership pubblico-privata.
Con la campagna in avvio, si sta costruendo una vera e propria orizzontalità tra centinaia di comitati territoriali e diverse sensibilità, nel comune proposito di iniziare una storia nuova, una nuova primavera per la democrazia e la partecipazione, che faccia cooperare e interagire
Come recita lo slogan del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, "Si scrive acqua, si legge democrazia".
I tre quesiti proposti dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che sosteniamo, sono molto chiari.
Il primo riguarda l'abolizione dell'articolo 23 bis, il dispositivo della legge Ronchi che impone ai comuni la messa a gara - e quindi la mercificazione - della gestione delle risorse idriche. E' la scelta autoritaria del governo di centrodestra che ha mortificato le autonomie locali, dietro il paravento di un adeguamento alle norme europee falso e inesistente.
Ma il vero cuore del referendum per l'acqua pubblica è in realtà negli altri due quesiti, che superano la visione della legge Galli del 1994 e della legge ambientale del 2006. Fino al decreto Ronchi continuava ad esistere la possibilità per le amministrazioni comunali di scegliere tra tre forme di gestione dell'acqua: oltre a quella pubblica, la misto pubblico-privata e la privata. Un vero grimaldello giuridico che ha permesso l'avanzamento delle multinazionali italiane ed estere, colossi come Acea, Hera, Veolia e Suez. Aziende accomunate dal business sull'essenziale della vita, sull'acqua, sui rifiuti, sull'ambiente. Il secondo quesito referendario, dunque, abolirà questa possibilità, indicando chiaramente che la gestione potrà essere solo pubblica. Sparirà anche quell'ibrido che è la forma mista, che chiama dentro grandi gruppi che nei fatti hanno ormai una gestione assolutamente privatistica dei beni comuni, con il profitto come unica missione.
Il terzo referendum riguarda la remunerazione del capitale investito. E' quella quota del 7% (introdotta da Antonio Di Pietro, quando, negli anni '90, venne disegnata la cosiddetta «tariffa normalizzata», ovvero il sistema che garantisce sempre e comunque il profitto alle società per azioni che gestiscono l'acqua). Anche in questo caso l'abolizione di questa norma comporterà come conseguenza il ritorno al sistema pubblico, poiché farà venir meno l'interesse delle imprese a gestire le risorse idriche ottenendo profitti nei propri bilanci.