Domani, 25 Novembre, si celebrerà la “Giornata internazionale contro la violenza sulla donna”.
Una data scelta appositamente per ricordare il tragico episodio che si consumò nel 1960 nella Repubblica Dominicana che vide protagonista tre donne: Minerva, Patria e Maria Teresa, impegnate nella lotta per la libertà del loro Paese contro il regime di Trujillo e per questo furono assassinate dopo aver subito torture di ogni tipo.
Solo nel 2007 sono state sette milioni le donne che hanno subito violenze, consumate prevalentemente all’interno delle mura domestiche.
Non è rimasta indenne neppure la nostra “tranquilla” Provincia, come riportato dalle cronache locali e per questo dovremmo impegnarci tutti e tutte, al di là delle diverse collocazioni politiche, per avviare una seria riflessione finalizzata ad individuare provvedimenti in grado di sconfiggere seriamente questo grave fenomeno.
Anche per questo tipo di reati, infatti, prevenire è meglio che reprimere.
A nostro avviso la riflessione dovrebbe partire da un dato ricorrente nella stragrande maggioranza dei casi di violenza su cui ci si sofferma e ci si interroga troppo poco: gli uomini che compiono atti di violenza sulle donne spesso non sono uomini in particolari condizioni disagiate sotto gli aspetti economici, sociali e culturali, ma sono uomini “normali”, padri di famiglia, uomini ben inseriti ed affermati.
La percentuale più alta di tali reati avviene, infatti, all’interno delle mura domestiche e pertanto la violenza sulle donne non può essere ricondotta unicamente ad una questione di ordine pubblico, ma deve essere, viceversa, considerata come una questione sociale e culturale in cui poco c’ entrano le differenze di classe, cultura, religione, etnia o appartenenza politica.
Purtroppo, sino a che donne ed uomini non inizieranno una rivoluzione culturale e simbolica a tutto campo per una nuova civiltà delle relazioni tra i sessi, improntata al confronto ed al rispetto reciproco, ci troveremo sempre di fronte il problema della violenza.
Questo non significa che non occorra intervenire.
Il problema deve essere affrontato dalle Amministrazioni locali ed in tal senso appaiono evidenti i ritardi accumulati dalla nostra Provincia, dove dovrebbero essere finalmente promosse campagne pubbliche contro la violenza sulle donne, attraverso una rete tra Provincia, Comuni ed Associazioni impegnate su queste tematiche, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo permanente e non solo in occasione di tragici eventi o di giornate celebrative e dove occorre promuovere un programma di formazione in raccordo tra scuola, servizi territoriali e Centro Antiviolenza.
Rimane ancora molto da fare per dare piena attuazione alla legge regionale sugli interventi di prevenzione della violenza di genere e sulle misure a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenze.
VALERIA FARALDI
FORUM DELLE DONNE IMPERIESE